Le donne sono davvero così?

Ho letto ai tempi del liceo un libro di Emile Zola (http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/zola.htm), scrittore francese di indiscusso successo.

Questo libro si intitola in italiano “Al paradiso delle Signore” ed ecco un estratto della prefazone tratto dall’edizione italiana TEN:

[…] Undicesimo libro della serie “Rougon – Macquart”, Al Paradiso delle Signore (Au Bonheur des Dames in francese) appare nel 1883. Si tratta anche in questo caso di una “tranche de vie”  la quale riesce a coniugare con indubbia perizia una vicenda privata che, dopo un inizio decisamente amaro, sviluppa una serie di potenzialità positive, fino al lieto fine: un lieto fine che, è da dire, malgrado la sua relativa prevedibilità non stenta comunque a porsi come conclusione convincente e dotata di una sua indubbia coerenza interna. Il “plot” del romanzo è costruito su di un intreccio di motivi patetici e di cinismo prevaricatore e il tema dell’onestà premiata – qualcosa di assolutamente anti-sadiano pur nel suo materialismo – non assume mai i tratti edificanti di un racconto a tesi, elaborato su una rigida impalcatura dottrinaria, ma si snoda agilmente all’interno dello sbalorditivo macroteatro di un grande magazzino di Parigi, che incorpora progressivamente anche il microteatro psicologico della protagonista.
Dalla natia Valognes, dove i genitori venuti improvvisamente a mancare tenevano una modesta merceria, la fragile ma inflessibile Dionisia (Denise) approda a Parigi con i due fratelli minori, Jean e PèPè, ai quali farà ormai da madre per coraggiosa dedizione. I tre derelitti si appoggiano allo zio Baudu, anche lui merciaio, da molti anni nella capitale, del quale in provincia si è sempre parlato come di un commerciante di successo. In realtà l’uomo si trova sull’orlo della rovina, come del resto tutti i negozianti del quartiere, costretti a chiudere i battenti l’uno dopo l’altro dalla presenza sempre più <<imperialistica>> di un grande magazzino, gestito da un giovane imprenditore meridionale, Mouret, con metodi audacemente moderni fondati su una varietà ricchissima di merci afferte al pubblico femminile a prezzi irresistibili. […]

Non voglio continuare con la trascrizione perché altrimenti rovinerei la sorpresa nascosta tra le pieghe del romanzo.

Certo, apparentemente può sembrare una narrazione noiosa, ma io credo che con un poco di pazienza sia possibile godere di una dettagliata descrizione, uno spaccato estremamente realista, della Parigi a cavallo tra 1800 e 1900.

Mi domando però se davvero le donne divengono preda della febbre da shopping!

by Enrico.

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5 thoughts on “Le donne sono davvero così?

  1. Ciao sono Godot… e per quanto mi riguarda… beh… almeno io divento periodicamente preda dello shopping… e non mi si ferma neanche tanto facilmente… fortuna che ci pensa la banca! Questo è un altro esempio della grandezza descrittiva di Zola! No?!

  2. Ciao Godot, grazie per il commento. Questo posto è stato scritto da un mio amico.

    Anche a me piace lo shopping. Più divertente un momento del pagamento invece del momento di usare o di indossare quello comprato 🙂

    Io non ho letto ancora di Zola, ma nel romanzo troverò un personaggio come me??

  3. Probabile… tutti noi possiamo trovare qualcosa di “familiare” in almeno uno dei personaggi di Zola… e se Zola non dovesse bastare per trovare un nostro “alter ego” letterario, allora consiglio di passare a Balzac… anche se i suoi personaggi sono a tinte più fosche! 😀

    P.S. Se ti va passa a trovarmi nel mio blog… a volte ho parlato di shopping… ad esempio qui parlavo proprio di un attacco di shoppinghite acuta:
    http://dailygodot.wordpress.com/2009/05/07/lo-stile-giusto-non-so-nemmeno-cosa-sia/

  4. Visitato e postato, complimenti per il blog.

    Zola era davvero criticato da molti intellettuali perché dava vita, nei suoi scritti, ai peggiori comportamenti delle persone: ubriachi violenti in famiglia, soldati massacrati, ladri inguaribili; tutto in un contesto di insanabile umanità.

    Lui si giustificava dicendo che non faceva altro che descrivere. Certo, a sentire certi tiggì, oggi, come non dargli ragione?

    Saluti a Samuel Beckett!

  5. Grazie per il complimento… e quando vuoi venire a trovarmi mi fa piacere… ma hai cambiato grafica! 😀 Bella questa…
    La verità è che i migliori artisti sono spesso quelli che descrivono la feccia! O per lo meno la realtà… che è fatta di luci e ombre…
    Samuel ringrazia! 😉

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